Capodanno, a suon di strine e di frittelle

Se siete tra quelle che sono corse in libreria a comprare “50 Sfumature di Fritto”, minacciando  una crisi ipoglicemica, vi trovate nel post giusto. Capodanno, la cena degli eccessi, si contano 13 portate, come tradizione vuole. Per fare prima e concentrare 10.000 calorie in un piatto solo, risparmiando tempo e denaro, si può fare come i calabresi – campioni nei pesi massimi delle calorie – che per il cenone mangiano le frittelle di fiori di zucca, anche se loro non si fermano a quelle. Un antipasto a tutto sprint, giusto come riscaldamento iniziale.

Io i fjuri i cucuzza li ho provati nell’agriturismo Le Carolee a Pianopoli (Cz) fritti nell’olio prodotto, insieme a tanto altro ben-di-dio, direttamente dall’azienda, genuino al cento per cento.

A Capodanno, in provincia di Cosenza e nelle zone montane calabresi, poi, c’è l’usanza – oltre a quella di imbandire tavole per carovane di ritorno dopo un viaggio di sei mesi nel deserto – di cantare le strine in coro (filastrocche musicate in dialetto calabrese) sotto casa di amici e parenti: una tortura infinita, ma potrebbe anche essere divertente dopo qualche bicchiere di vino. Sempre che ci sia ancora posto dopo il super-mega-iper-cenone. Orsù, la notte è ancora lunga…

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